Galleria Giampaolo Abbondio

Peter Belyi

 

Galleria Museo San Fedele – Via Ulrico Hoepli, 3a – MILANO

Opening 25 March – until 16 May

Galleria: da martedì a sabato, ore 14,00 – 18,00 (chiuso i festivi)

Museo: da mercoledì a domenica, ore 14,00 – 18,00
(gli orari potrebbero subire modifiche durante le celebrazioni liturgiche straordinarie)

Informazioni: 02 – 86352233 sanfedelearte@sanfedele.net

Comunicato Stampa

Press Release

La Fondazione Culturale San Fedele presenta la mostra 153 Peter Belyi. I silenzi dell’Apocalisse, personale dell’artista russo di rilievo internazionale, vincitore di numerosi premi tra cui l’Innovation Prize nel 2014, per la mostra Signal, e il Sergey Kuryokhin Award nel 2010 per il miglior progetto di arte visiva.

Proiettandoci in un tempo post-apocalittico, Peter Belyi ci conduce in un paesaggio simbolico fatto di rovine e di memorie perdute. Una decina le opere in mostra: dalla grande scultura Silence, realizzata con legni spezzati che si trasformano in stelle “esplosive”, dove la supremazia del visivo emerge sul contenuto, all’installazione Dialect, collocata nella cripta della chiesa di San Fedele, in cui le righe di una scrittura misteriosa – dalle lingue arcaiche dimenticate al chiodo marchiato di Günther Uecker – sono realizzate con chiodi raccolti dall’artista, alcuni estratti da assi nelle baracche del gulag di Perm, altri trovati in un palazzo abbandonato di San Pietroburgo. Altre opere disegnano gli spazi espositivi come Obscure light, parole luminose indecifrabili, Pause, una lama di sega appesa a un sottile filo metallico che sparge vernice tutto intorno, Lament un’imponente fontana funebre, una scultura del lutto, Return to painting, un riferimento all’arte classica, una nuvola in cemento i cui raggi luminosi sono fili di ferro. Si prosegue con la grande serie di carte Romantic apocalypse, monotipi realizzati con inchiostro da stampa nero, un’astrazione estetica dove s’intravedono alcune tracce: la fotografia di un paesaggio scattata da un drone, il lampo di un attacco missilistico, il fumo di case in fiamme, i resti di un aereo precipitato.

Nella ricerca artistica di Peter Belyi, ogni frammento sembra custodire l’eco di un mondo passato che risuona però nel presente, evocando tragedie senza volto, violenze consumate, dolori di un’umanità schiacciata da ideologie ormai crollate. Eppure, non si evidenzia nessun racconto compiuto: la storia resta frammentaria, sospesa tra le pieghe del tempo. Ci chiediamo: da dove provengono questi materiali, muti ma impregnati del dolore della storia? Sono i segni di una catastrofe dimenticata, o, più sottilmente, messaggeri di un futuro che ci attende, imminente e incerto? Belyi ci immerge in un abisso, in un silenzio che ci pone al cuore stesso del senso del nostro essere nel mondo. Un monito rivolto oggi ai potenti del nostro tempo?

Silence, 2026, chipboard and waste materials

Obscure light, 2026, neon, cavi in gomma, cavi elettrici, vernice nera

Dialect, 2026, chiodi arrugginiti, base in legno

Lament, 2026, tecnica mista